Sagra del Pane 2023 – Un viaggio nel passato
Alimena, 07.08.2023 – Quando si entra nei vicoli del borgo, sembra che il tempo si sia fermato. L’aria è pervasa dal profumo del pane appena sfornato, dal crepitio della legna che arde nei forni antichi e dal brusio della folla. Ovunque si vedono uomini e donne vestiti con gli abiti dei contadini di un tempo, intenti a ricreare scene di vita passata. Oggi, durante la Sagra del Pane, il passato torna a vivere per un giorno.
Il pane, cuore della vita contadina
Al centro della festa c’è il pane – non solo come alimento, ma come simbolo di comunità, lavoro e tradizione. Fin dalle prime ore del mattino, le donne più anziane del paese, con mani esperte e gesti tramandati da generazioni, impastano la farina con acqua, sale e lievito madre.
Con movimenti lenti e sapienti, modellano le pagnotte e tracciano con il dito una croce sull’impasto, sussurrando la preghiera di sempre:
„Gesù, Giuseppe e Maria, benedite la casa mia.“
Poi le pagnotte vengono adagiate nei forni a legna, accesi da ore, e mentre la crosta si colora di un caldo dorato, nell’aria si diffonde un profumo che sa di casa, di ricordi e di tempi lontani.
La fatica nei campi
Mentre il pane cuoce, su un campo vicino si rievoca un altro rito antico: la battitura del grano.
Un uomo anziano, il volto segnato dal tempo e dal sole, tiene le redini di due enormi buoi che avanzano lenti sulle spighe appena tagliate. I loro zoccoli separano i chicchi dalla paglia, proprio come si faceva un tempo. Intorno a loro, alcuni giovani, con cappelli di paglia e pantaloni arrotolati, brandiscono i correggiatoi, colpendo ritmicamente il grano con movimenti precisi e cadenzati.
Seduto su un covone di paglia, un contadino sorride e racconta:
„Un tempo il raccolto era un lavoro di squadra. Si seminava, si curava la terra e si raccoglieva insieme. E quando arrivava il momento della mietitura, sapevamo che finché restavamo uniti, non ci sarebbe mai mancato il pane.“
Il borgo che torna indietro nel tempo
Nei vicoli e nelle piazze si allestiscono bancarelle con antichi strumenti agricoli, farine macinate a pietra e pani di ogni tipo. Artigiani mostrano come si costruivano i crivi per setacciare la farina o come si intagliavano i manici degli aratri in legno.
In un angolo, un gruppo di uomini trasporta enormi fasci di grano legati con liame di ddisa, ricreando la scena della carriata di gregni, il trasporto delle messi. Più in là, i bambini osservano affascinati un’anziana donna che impasta a mano la pasta fresca.
„Ma non ci sono le uova?“ chiede una bambina stupita.
La donna sorride: „Solo acqua e farina, piccola mia. Così si è sempre fatto.“
Una tavola semplice, ma ricca di storia
Quando il sole cala, la piazza si riempie di musica e risate. I primi pani vengono estratti dai forni e tagliati a fette spesse, da gustare con olio d’oliva, sale o un pezzo di formaggio pecorino. Sulla brace sfrigolano le salsicce, mentre dai fiaschi si versa vino rosso nelle caraffe di terracotta.
È un banchetto umile, fatto di pochi ingredienti semplici, ma ogni morso racconta una storia, ogni sorso racchiude il sapore di un’epoca in cui si aveva meno, ma si condivideva di più.
Nella penombra della sera, una nonna siede accanto alla nipote e le mostra come modellare un impasto perfetto.
„Sai, bambina mia,“ sussurra con dolcezza, „finché impasteremo il pane, la nostra storia non andrà mai perduta."
E mentre il fuoco nei forni si affievolisce, una cosa è certa: la Sagra del Pane non è solo una festa. È un legame con il passato, un omaggio ai sacrifici di chi è venuto prima di noi e una promessa che queste tradizioni non verranno mai dimenticate.