Analisi della convalida dell’arresto del Giudice Alessandro Quattrocchi Quando la giustizia chiude gli occhi: un arresto illegale diventa legittimo?
Dall’analisi del documento emerge chiaramente che:
1. Il giudice ha effettivamente convalidato l’arresto eseguito dai Carabinieri
- La sentenza afferma chiaramente: “CONVALIDA l’arresto ”, confermando così la legittimità dell’operato dei Carabinieri.
- Tuttavia, il giudice era a conoscenza del fatto che esisteva solo un decreto di perquisizione, ma nessuna „Ordinanza di Reintegrazione nel Possesso“.
- Senza quest’ultima, il sequestro del cane e l’irruzione nell’abitazione erano atti illegali.
2. Allo stesso tempo, il giudice ha respinto la richiesta di arresti domiciliari
- La sentenza afferma: “RIGETTA la richiesta del P.M. di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari.”
- Questo significa che il giudice ha riconosciuto che non esistevano motivi validi per ulteriori misure restrittive della libertà.
3. Contraddizione: se l’arresto era illegale, allora la resistenza non poteva essere reato
- Il giudice ha basato la sua convalida dell’arresto esclusivamente sulle dichiarazioni dei Carabinieri e sul verbale dell’arresto.
- Ma se l’intervento stesso era illegale, allora qualsiasi presunta resistenza non può essere considerata un reato.
- Questo è il punto chiave: se il sequestro del cane era illegittimo, resistere all’irruzione (che non era il caso!) era perfettamente legittimo.
- Di conseguenza, il giudice non avrebbe mai dovuto convalidare l’arresto.
Conclusione
Il giudice Quattrocchi, con la sua convalida dell’arresto, ha di fatto legittimato un’azione illegale dei Carabinieri, nonostante fosse evidente la mancanza di una base giuridica per l’intervento.
Ha rifiutato gli arresti domiciliari, ma non ha riconosciuto l’illegalità dell’azione iniziale, coprendo così una violazione della legge anziché correggerla.
Questo solleva interrogativi inquietanti sulla sua imparzialità e sul rispetto dello Stato di diritto.