Crisi dello Stato in Italia: Quando lo Stato di diritto diventa lo scudo della criminalità organizzata
Nessuna protezione, solo arresti: Lo Stato abbandona le vittime – e diventa complice
Alimena / Bompietro / Palermo – 21 Marzo 2025
Da anni, la famiglia Scalisi, insieme a Salvatore Macaluso – un pregiudicato noto per violenza e legami con la criminalità organizzata – terrorizza i vicini nella Contrada Vaccarizzo (Alimena, Sicilia). Nonostante innumerevoli reati documentati, minacce di morte e denunce presso i Carabinieri di Alimena e la Procura di Termini Imerese, lo Stato italiano continua a negare ogni forma di protezione a quattro residenti coinvolti.
I fatti che lo Stato non vuole vedere
- La famiglia Scalisi occupa illegalmente un terreno (particelle 491 e 493), costruisce senza permessi e detiene cani aggressivi – il tutto senza alcun controllo.
- Salvatore Macaluso, compagno di Daniela Scalisi, è stato coinvolto in un complotto per l’omicidio di un Carabiniere ("Operazione Enclave") e si autodefinisce “Totò Riina” – il nome del più noto boss mafioso d’Italia.
- I Carabinieri locali non proteggono le vittime – ma i carnefici. Le denunce contro Scalisi e Macaluso vengono ignorate, anche quando supportate da prove schiaccianti.
- Invece di proteggere i cittadini, lo Stato li ha disarmati: durante una perquisizione domiciliare ottenuta tramite falsa denuncia (calunnia), sono state sequestrate tutte le armi legali di autodifesa – lasciando le vittime in balia dei violenti.





Istituzioni informate – e in silenzio fino ad oggi
Il 24 febbraio 2025, le seguenti istituzioni statali sono state formalmente informate via PEC – con allegata documentazione dettagliata:
- Prefettura di Palermo
- Procura Generale di Palermo
- Procura Generale della Repubblica Italiana presso Roma
- Procura Generale presso la Corte di Appello di Roma
- Procura Generale della Corte di Cassazione di Roma
- Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo
- Comando Legione Carabinieri Sicilia
- Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri – Roma
- Consiglio Superiore della Magistratura
- Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Ministero dell'Interno
- ANAC Autorità Nazionale Anticorruzione
- UNAC Carabinieri Sindacato | Antonio Savino
- Ministero della Difesa
- Stato Maggiore della Difesa
- Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR)
Le richieste dei residenti
- Sgombero immediato e forzato del terreno occupato illegalmente
- Divieto di avvicinamento e di contatto per Daniela e Pierluca Scalisi e Salvatore Macaluso
- Divieto di accesso ai terreni e alle abitazioni dei residenti minacciati
La risposta dello Stato?
Non solo nessuna azione. Tre settimane dopo, arriva la vendetta.
Invece della protezione, lo Stato risponde con un atto di violenza istituzionalizzata: sotto un pretesto ridicolo, una decina di Carabinieri – accompagnati da Vigili del Fuoco e autorità veterinarie – irrompono con una sega circolare nella casa della volontaria animalista tedesca. Portano via un cane, arrestano la donna – con accuse smentite da video e prove oggettive.
L’arresto non è stato un atto di giustizia – ma una punizione orchestrata contro chi ha avuto il coraggio di denunciare. Nel frattempo, Daniela e Pierluca Scalisi continuano indisturbati a passeggiare nella proprietà altrui.
Le intrusioni illegittime continuano – nonostante le segnalazioni ufficiali
Nonostante le comunicazioni scritte inviate ai più alti livelli dello Stato italiano e la chiara richiesta di un divieto di avvicinamento e accesso, Daniela e Pierluca Scalisi continuano ad entrare abusivamente nella proprietà delle vittime.
Il video attuale lo dimostra chiaramente: Anche ieri hanno attraversato il terreno del proprietaro – illegalmente e senza alcuna conseguenza.
Particolarmente significativo: La catena all’ingresso viene lasciata aperta in modo dimostrativo – un chiaro messaggio rivolto all’esterno: “Tanto non ci succederà niente.”
Questo comportamento dimostra che non esiste alcuna protezione per le persone minacciate e che la legge non viene applicata. Si tratta di un chiaro caso di violazione continuata di domicilio, tollerata dallo Stato – nonostante prove inconfutabili e segnalazioni formali a tutte le istituzioni competenti.
La giustizia è finita – resta solo il terrore istituzionale
Quello che accade non è un semplice abuso locale – è la dimostrazione di un collasso istituzionale ai più alti livelli.
Le più alte cariche dello Stato italiano sono state informate dei fatti. E non sono intervenute.
Gli autori godono di un’impunità di fatto – non malgrado, ma grazie alla loro vicinanza a forze dell’ordine e magistratura.
Lo Stato di diritto in Italia ha perso il controllo. È stato ormai assorbito da un’organizzazione criminale che opera sotto l’aspetto di istituzioni legittime – con divise, toghe e timbri ufficiali.