Assessore di Bompietro Salvatore Di Prima abusa la giustizia per vendetta personale
Denunce false e abuso di potere

Bompietro, 06.03.2025 – L’Assessore Salvatore Di Prima ha scatenato una repressione giudiziaria senza precedenti, sfruttando il potere delle forze dell’ordine per una vendetta personale. Dopo anni di negligenza e maltrattamenti nei confronti di un cane, la cui situazione di sofferenza era ampiamente documentata, Di Prima ha deciso di accusare falsamente chi ha agito per salvare l’animale.
Un uso sproporzionato delle forze dell’ordine
Il 5 marzo 2025, una squadra di 8 Carabinieri, 4 auto di servizio, i Vigili del Fuoco e 2 veterinari dell'ASP Palermo è stata mobilitata per forzare la porta di una casa privata. Il motivo? Recuperare il cane, che era stato messo in salvo da condizioni di maltrattamento gravissime. Il tutto senza un decreto del giudice civile e con una violazione palese delle procedure legali. Questa azione ha rappresentato un uso sproporzionato di risorse pubbliche per una questione che non giustificava un simile intervento.
Nessuno si è opposto allo scatto delle foto. Tutti sono stati informati che la questione sarebbe stata resa pubblica. Nessuno si è opposto nemmeno a questo. Tranne Maresciallo Marcello Migliozzi. Tuttavia, trattandosi di una questione di notevole interesse pubblico, non è necessario il suo consenso.
Un’accusa falsa e contraddittoria
Salvatore Di Prima ha denunciato il salvataggio dell’animale come furto con scasso (art. 624-bis c.p.), sostenendo falsamente che fosse stato rubato “per trarne profitto”. Tuttavia, esistono prove inequivocabili che smentiscono questa versione:
- Salvatore Di Prima ha ignorato tutti i tentativi di comunicazione e si è rifiutato di affrontare qualsiasi dialogo sulla sorte del cane.
- Successivamente al salvataggio, è stato confermato da Franco Gennaro che Di Prima aveva espresso l’intenzione di affidare il cane, senza però comunicarlo direttamente alla persona che se ne stava prendendo cura.
- Questa conferma smentisce qualsiasi ipotesi di furto, dimostrando invece che si trattava di un intervento necessario e urgente per garantire la tutela dell’animale, abbandonato a sé stesso e privo di cure.
- Se davvero Di Prima riteneva il cane rubato, perché ha poi dichiarato a terzi di volerlo affidare?
- Con questa denuncia infondata, Di Prima ha strumentalizzato la giustizia per riottenere l’animale, mentre la stessa giustizia si è resa complice nel permettere il proseguimento della sua sofferenza, anziché intervenire per tutelarlo.
Questi elementi rendono evidente che l’accusa è priva di fondamento e costruita ad arte per danneggiare chi ha agito per il bene dell’animale.

Un attacco mirato per intimidire e nascondere la verità
Questa azione repressiva non è solo un abuso di potere, ma un chiaro tentativo di silenziare chi denuncia la realtà. Salvatore Di Prima, invece di rispondere delle proprie responsabilità, ha preferito mettere in moto la macchina giudiziaria con un’accusa falsa. Questo solleva domande inquietanti sulla gestione della giustizia locale e sulla complicità di chi ha permesso un’operazione tanto sproporzionata e ingiustificata.
Denuncia per calunnia e abuso della giustizia
Alla luce dei fatti, verrà presentata una denuncia nei confronti di Salvatore Di Prima per:
Calunnia (art. 368 c.p.), per aver mosso un’accusa falsa di furto con scasso, sapendo che non corrispondeva alla realtà.
Procurato allarme (art. 658 c.p.), per aver mobilitato forze dell’ordine in un’operazione sproporzionata, fondata su un’accusa priva di ogni riscontro.
Abuso della giustizia, per aver sfruttato la sua influenza per perseguire una vendetta personale attraverso strumenti giudiziari.
I cittadini di Bompietro meritano trasparenza e giustizia
Questa vicenda non è solo un attacco personale, ma un caso emblematico di abuso di potere e malagestione della giustizia. I cittadini di Bompietro devono chiedersi: un uomo che manipola le istituzioni per i propri interessi personali è davvero adatto a ricoprire un ruolo pubblico?